Delirio irrisolto

Non posso dire a chi è curioso che ho fornito informazioni alla settima sede, non posso dire come sono venuto a sapere di queste informazioni, sono fonti veritiere, altro non so. 

Dubitai ma poi ne ebbi conferma e non mi piacque la cosa. 

Pensai che la legge 

è quella che uccide 

e rimasi deluso

non è bella cosa. 

Hanno usato ogni metodo per coinvolgere anche a me. 

Se non si parla non smettono più di indagare, bisogna parlare. 

Sentivo il fiato sul collo di una legge che mi voleva coinvolgere a tutti i costi. 

Volevo rifiutarmi di crederlo. 

Mi sono sempre rifiutato di crederlo. 

Anche se dentro di me

nei miei ricordi sapevo che fosse così.

Mi sentivo in diritto di informare. 

Dicevo sempre ”ma non dire cazzate” invece…

Ma no, non è possibile una cosa del genere. 

Era bello pensare il falso.

Ma vivo o morto 

dovevano sapere la verità. 

Era una chiara minaccia privata. 

Ascoltate, io devo parlare o non vivrò in pace. 

Già sapevo: morto. 

Pazienza, era mio dovere, non potevo tacere tutta la vita. 

Per anni mi chiesi se stesse recitando, se fosse tutta una finzione, però a me sembravano occhi onesti. 

Un vero avvertimento

non sembrava 

che ci fosse 

alcun complotto

alcuna recitazione. 

Sembravano 

occhi veri

uno sguardo vero. 

Se non erano veri allora è stato molto credibile. 

Allora era tutto vero. 

Li dovevo intimidire tutti prima di dire la verità.

Pensi tutto, tutti i complotti che avrebbero usato. 

Sembrava che la verità sia questa. 

Io non potevo agire, non potevo fare nulla per impedirlo.

Anni di vita in un solo giorno, tutto in breve tempo, era come percorrere tutto il pianeta Terra in un giorno. 

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