Parabola Cerebrale
– Il testimone chiave –
L’assistente di Carl, Oichi, una cinese di giovane età, venne da me solo una volta. Io vivevo nelle periferie di Londra. Venne a prelevare un’opera che Carl amava tanto, un dipinto d’epoca che procurai ai mercatini di varie zone, poi rimanemmo in contatto via mail ma non la conoscevo, si parlò della spedizione e nient’altro. Carl, ormai non più tra noi era come i piccioni viaggiatori che bazzicava tra Londra e New York i fine settimana. Lei disse: quelli sono di Medelin, meglio non litigare con loro.
Medelin? Io conosco solo Pablo Escobar di Medelin, non sono mai stato in Colombia. Oggi mi ritrovo in un isola a contemplare il passato e a raccontare ai miei amici delle avventure di Londra. Ma il problema è la magistratura che ci ha messo il naso e a me non va di parlare.
”Di quali sogni stai parlando Raci?”
Dopo 10 anni in quello che una volta chiamavano manicomio adesso sono di nuovo un uomo libero e nuovo di zecca. I sogni? Ma quali sogni, tortura forse. Dopo più di 30 anni l’intelligence italiana ha scoperto che fu nient’altro che tortura, tortura giudiziaria. Ho viaggiato tra fantasia e realtà e di Carl non ho mai raccontato nulla, nemmeno lo conoscevo, né lui e né Lorenzo. Forse adesso tutti sanno che hanno usato metodi in cui la vittima per farla parlare le hanno fatto arancia meccanica. Il comando della procura ha negato per anni alla giustizia dicendo che sono solo un matto con disturbi psichiatrici. Mi hanno imposto un TSO in clinica psichiatrica. I sogni te li sei sognati, arrivarono a dire ciò. Ma io in tutti questi anni non ho mai parlato. Vai a Londra, vai a Roma, vai in California e prendi informazioni che ci servono, fecero così con tutti, manipolando la loro mente pur di prelevare informazioni necessarie alle loro indagini. Hai vinto? Crolla il mondo, ti sei messo nei guai. Io pur di non dargliela vinta ho mantenuto segreti tutti i miei studi perché loro li volevano e basta. Mi sono servito della protezione di amici e collaboratori dell’informatica. Tanto loro convinti che è il 5G non possono sapere che BULKY l’ho creato io. Ma cosa vuole che sapessi signor procuratore? Facevano il loro lavoro e io facevo il mio, lei mi dica dove non ci sia un’azienda nel mondo che non abbia affari nascosti? Io non sapevo nulla di loro, dissi al procuratore. ”Vogliamo sapere cosa stessi facendo in privato” matematica gli dissi.
Non mi credettero e iniziò la tortura. Lo hanno fatto con tutti quelli che conoscevo, Lorenzo, Carl, Beliz, bastava avere un contatto e iniziò la follia del mondo perduto. Il mondo dei sogni. A me serviva un covo dove nascondermi, magari un po’ malandato e ad occhio criminale per avere una presunta protezione.
Magir <<Ti sei infiltrato con dei criminali per far credere alla gente che avevi protezione mafiosa?>>
Raci <<Che avresti fatto tu?>>
Magir <<Che avrei fatto io? Non avrei parlato con nessuno>>
Raci <<Mi sentivo pedinato>>
Mi finanziai con il gioco d’azzardo illegale, il poker, ero bravo e vincevo quasi sempre io. Lorenzo era quello che viaggiava più spesso tra una nazione e l’altra e rinunciava sempre a giocare, tanto sapeva che avrebbe perso. Giocavamo sotto banco negli scantinati, io e i clienti del locale dove facevo un corso di studi, una scuola indipendente. Studiai informatica. Quando la procura mi prese e mi riportò in Italia iniziarono a torturarmi, io che ormai dopo le grandi vincite al casinò non avevo più un soldo nemmeno per sopravvivere. Dopo la fuga dalla clinica psichiatrica mi imposero un secondo TSO come scusa per torturarmi.
Non più in procura ma a casa mia mentre dormo.
Nel sogno un uomo vestito di nero con una tonaca verde mentre mi prende la faccia e me la getta dentro un secchio d’acqua dicendo con tono aggressivo ”allora che hai fatto ieri di notte?”
Io non capivo che intendeva per notte, non sto dormendo? Sogni vividi in cui tutto sembra reale. Inizia a darmi colpi alla testa poi prende un coltello e me lo trafigge nella schiena. Sembrano ore lunghissime di tortura, mi prende i capelli li taglia e me li ficca in bocca facendomeli ingoriare. Mi conficca aghi nella testa e inizia a punzecchiare intimandomi di parlare, ma parlare di cosa? Di un paio di partite a poker? Io sapevo la verità e nel sogno è difficile mantenere segreti.
– Hai piazzato te l’esplosivo a New York?
– Io a New York non ci sono mai stato! Era Paul!
– Paul avrebbe piazzato l’esplosivo?
Mi prese le mani e le contorce sotto una morsa, al mio risveglio di nuovo come le altre volte, sono stato io! L’ho piazzato io l’esplosivo. Non volevo tortura anche da sveglio.
Quei bravi ragazzi, fecero il film e non avrei mai pensato che potesse succedere anche a me, conoscere dei bravi ragazzi. A me sembrava tutta brava gente.
