IL CERUME DELLE MIE PAROLE

L’algoritmo l’hanno già fatto, adesso ci butto un po’ di mischia. Quella della miscela pensierosa. Non badate agli errori, sono solo cose temporanee. 

La Divina Commedia l’hanno già scritta, ma hanno sbagliato l’ortografia, troppo pulita. Il mio orto è più sporco, ma il fango produce verdura. Cerco di non fare chiaro riferimento a persone reali, anche se mi passano per la mente, o almeno le chiamo Gighen e Sampei. Sono ispirato dai fumetti del caos, quelli con i contrasti minuscola, spazio e poi maiuscola. Le frasi in colonna che danno un lungo raggio alla mia vista.

Poi se ci penso, non credo che viviamo in un mondo ordinato, semmai vi dovete innervosire con qualcuno a cui vi venga il nervoso osservando la realtà, quella del mondo in fiamme. L’ordine del caos che doveva arrivare è una montagna di merda sopra le nostre teste. 

Sono anche ispirato da Internet, non per il male, solo per la sequenza incontrollata della massa, quella virtuale.

Cornuto come sua moglie. Chiamatela erba o tranquillante, molti dicono che è terapeutico, per me più che terapeutico è allucinogeno, una luce dal colore come le fiamme del fuoco. Scrivono ciao e dietro la tastiera urlano vaffanculo, io scrivo vaffanculo e dietro la tastiera sono triste, stavo pensando alle mie delusioni.

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